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Fringe Benefit e Auto Aziendale Novità 2020
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Fringe Benefit e Auto Aziendale: Cosa Cambia nel 2020

Il fringe benefit è un compenso che viene riconosciuto a particolari categorie di lavoratori dipendenti. Viene erogato tramite la busta paga, in aggiunta alla retribuzione base prevista. Lo scopo di questo tipo di contributo è quello di permettere al lavoratore di usufruire di alcuni servizi a condizioni più vantaggiose rispetto a quelle previste dal mercato. Fra questi servizi, rientra anche l’auto aziendale.

Come funziona il Fringe Benefit sull’auto aziendale

Come abbiamo anticipato, con il termine Fringe Benefit si fa riferimento ad un vantaggio economico che l’azienda riconosce ai propri dipendenti. Fra tali benefici, rientra anche l’utilizzo di una vettura; questa si riserva solitamente a chi svolge servizi di rappresentanza o vendita, o comunque a chi è costretto a spostarsi a scopo lavorativo. L’auto può essere comunque utilizzata anche in modo privato.

Come si calcola il Fringe Benefit sull’auto?

L’azienda è tenuta a indicare il valore del beneficio anche all’interno della busta paga. Questo si calcola utilizzando le tabelle pubblicate di anno in anno sulla Gazzetta Ufficiale, con valori distinti fra loro in base al modello della vettura.
Dalle tabelle, si prende la cifra unitaria chilometrica per la propria auto e si moltiplica per 15.000 km, ovvero la percorrenza media (valore convenzionale), e dall’importo che ne esce si calcola il 30%. Perché il 30%? Perché si tassa solo il valore relativo all’utilizzo privato della vettura, che viene convenzionalmente calcolato di un terzo rispetto all’uso totale del veicolo.

Quali sono le modifiche previste per il 2020?

Inizialmente, la nuova norma prevedeva una tassazione al 100% di questi 15.000 km, eliminando il limite del 30%, imposto in precedenza perché si prendeva in considerazione il solo utilizzo privato della vettura. Così facendo, la tassa da pagare relativamente a queste vetture si andrebbe quasi a triplicare.

Dal 100% al 60%

A seguito delle critiche, i legislatori hanno pensato di introdurre alcune modifiche. Il Governo ha inizialmente escluso dall’aumento della tassa alcune categorie di lavoratori, come quella degli agenti di commercio. In più, avrebbe deciso di lasciare la tassa al 30% per le auto elettriche o ibride e di passare al 60% per quelle auto che non superano i 160 grammi al chilometro di emissioni. Solo le auto più inquinanti sarebbero sottoposte alla tassazione completa.

Guarda qui il video di Rent & Drive sul Fringe Benefit.

Le conseguenze sul mercato dell’auto

Il nuovo fringe benefit andrebbe a creare conseguenze negative anche per il mercato dell’auto. Questo perché i privati ricorrerebbero ai propri veicoli e sappiamo che il privato cambia vettura con molta più difficoltà rispetto alle aziende, che invece tendono ad aggiornare il proprio parco auto più frequentemente. Secondo quanto riportato dal Corriere della Sera, potrebbero essere colpite anche auto di uso comune, come la Giulietta ed alcuni allestimenti della Fiat 500L e della Tipo. 

Tutto rinviato al 2021?

Le polemiche nate a seguito dell’annuncio sono state molte. Il Governo, che all’inizio ha proposto e supportato l’introduzione della nuova tassa, si è schierato poi sostanzialmente contro l’approvazione della stessa. Questo potrebbe portare, come abbiamo visto, ad un’ulteriore modifica della norma; tuttavia, sempre secondo quanto riportato dal Corriere della Sera, sono iniziate a circolare voci relative ad un rinvio di 6 o 12 mesi, il che comporterebbe un’eventuale introduzione o a metà 2020, o direttamente nel 2021.

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Il Comunicato delle Associazioni di Categoria

Le proteste sono nate per volontà sia di alcuni partiti di Governo, sia soprattutto delle case automobilistiche, in base per lo più al fatto che le auto aziendali rappresentano il 40% delle nuove immatricolazioni. Queste hanno sottolineato i propri dubbi all’interno di un comunicato congiunto delle principali associazioni di categoria, ovvero Anfia, Assilea, Federauto e Unrae, dove si legge che:

l’approvazione di tale norma avrà pesanti ripercussioni sulla tassazione a carico dei lavoratori e metterà a serio rischio il rinnovo del parco circolante, considerando che 1/3 del mercato è rappresentato da auto aziendali”.

Le associazioni aggiungono poi: 

Contrariamente ai luoghi comuni ampiamente diffusi, l’auto aziendale non è un privilegio per ricchi, ma un vero strumento di lavoro, in alcuni casi insostituibile; prova ne sia il fatto che circa il 72% del mercato è composto dai segmenti più bassi (A, B, C) non certo da supercar.
Questa proposta legislativa, inoltre, influirebbe anche sulle aziende, per le quali aumenterebbe l’imponibile contributivo e l’onere per il TFR, penalizzandole ulteriormente nell’agone competitivo europeo.
Non da ultimo, un provvedimento siffatto suscita seri dubbi di legittimità: portare la percentuale dal 30% al 100% equivale di fatto a sostenere che la vettura sia utilizzata esclusivamente ad uso personale, e determinerebbe un esorbitante e iniquo aumento della tassazione a carico del dipendente
“.

Infine, invitano le forze governative a ritirare la proposta e a concentrarsi sull’introduzione di disposizioni volte ad agevolare la transizione energetica del settore e lo svecchiamento del parco circolante.

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